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Rischio Legionella · Palermo e provincia

La Legionella richiede un controllo che continua nel tempo.

È un batterio che vive naturalmente nell'acqua e che trova nelle reti di acqua calda sanitaria le condizioni per moltiplicarsi. Valutazione del rischio, campionamenti, bonifica, trattamento in continuo e documentazione: ce ne occupiamo noi, con le analisi di un laboratorio accreditato.

Il primo passo è guardare l'impianto che c'è. Da lì si capisce cosa serve davvero e cosa no.

Dal 1971Impianti idrico-sanitari
LaboratorioAnalisi accreditate
Tutto il percorsoValutazione, bonifica, registro
PalermoE provincia

Raccontaci la struttura

Tipo di struttura, quante camere o unità, se c'è un accumulo di acqua calda e un ricircolo. Con questi dati ti diciamo da dove conviene partire.

Usiamo i tuoi dati solo per ricontattarti su questa richiesta.

Il rischio

«Da noi non è mai successo niente.»

È quasi sempre vero, ed è il motivo per cui il problema si rimanda. La Legionella non si vede, non cambia il sapore dell'acqua e non fa rumore: un impianto contaminato funziona esattamente come uno pulito.

Il contagio non avviene bevendo, ma respirando aerosol — le goccioline sottili di una doccia, di un rubinetto, di una torre evaporativa. Per questo le reti di acqua calda sanitaria sono il punto che si guarda per primo: temperature tiepide, rami poco usati, accumuli grandi.

E qui c'è la cosa che conta davvero: è un batterio ambientale. Dopo una bonifica un impianto non resta sterile per sempre — l'acqua di rete lo riporta dentro, e se le condizioni tornano favorevoli ricomincia. È per questo che si parla di controllo e non di eliminazione.

Diffida di chi promette un impianto «Legionella free». Quello che si può fare, e che ha senso fare, è tenere le condizioni fuori dall'intervallo in cui prolifera — e verificarlo con continuità.

Quanto è diffusa

Non è una rarità, ed è il motivo per cui le linee guida esistono.

I numeri sono quelli della sorveglianza nazionale dell'Istituto Superiore di Sanità.

3.911Casi notificati in Italia nel 2023
×3Rispetto ai circa 1.200 casi del 2009
307Casi legati a soggiorni in strutture ricettive
106Casi legati a comunità chiuse, come le case di riposo

La legionellosi è una polmonite, e può essere seria — soprattutto per le persone anziane o già fragili. Non si trasmette da persona a persona: si prende respirando l'aerosol di un impianto contaminato.

La parte che riguarda chi gestisce una struttura è la procedura che scatta quando viene trovata. I punti di erogazione interessati escono dal servizio, si procede con la bonifica dell'impianto, e la riapertura avviene dopo nuovi campionamenti: non appena finito l'intervento, ma quando i risultati lo confermano.

Sono giorni, e non si scelgono. Per un albergo in alta stagione o una palestra a settembre è questo, più di ogni altra cosa, il motivo per cui conviene occuparsene prima.

I casi notificati sono una parte di quelli reali. Una polmonite viene attribuita alla Legionella solo se qualcuno pensa a cercarla e richiede l'esame specifico: la sorveglianza registra quello che viene diagnosticato, non quello che accade.

Dati: Istituto Superiore di Sanità, sorveglianza nazionale della legionellosi — rapporto sui casi del 2023, pubblicato nel Bollettino Epidemiologico Nazionale. Il confronto con il 2009 usa i dati della stessa sorveglianza.

Dove si forma il problema

La Legionella non sopporta il caldo. Il punto è che quasi nessun impianto è caldo dappertutto.

Una rete di acqua calda sanitaria non ha una temperatura sola: ne ha tante quanti sono i suoi rami. Il quadrante qui accanto è di un accumulo, letto durante un sopralluogo.

Termometro di un accumulo di acqua calda sanitaria, con indice poco sopra i 40 gradi
010203040506070
  • Sotto i 25 °C — Il batterio resta presente ma non si moltiplica.
  • Fra 25 e 55 °C — È l'intervallo in cui trova le condizioni per moltiplicarsi. Le linee guida chiedono che l'accumulo stia sopra i 50 °C, in genere fra 55 e 60.
  • Sopra i 55 °C — Viene inattivato, tanto più in fretta quanto più sale la temperatura. Il ricircolo si tiene sopra i 60 °C.

Valori delle Linee guida nazionali per la prevenzione e il controllo della legionellosi (2015). Ai rubinetti l'acqua arriva miscelata a 42–44 °C, perché più calda ustionerebbe: è il motivo per cui la temperatura si tiene alta a monte e si abbassa all'ultimo metro.

Un accumulo a questa temperatura non è un guasto: l'acqua calda esce lo stesso, e nessuno se ne accorge. È il tipo di cosa che si vede solo andando a misurarla.

Cosa dicono i risultati

L'analisi non dà un sì o un no. Dà un numero, e a ogni fascia corrisponde una risposta diversa.

La carica si misura in unità formanti colonia per litro — UFC/L. Le linee guida associano a ciascuna fascia un comportamento, e questo è il motivo per cui un risultato positivo non significa automaticamente chiudere le docce.

Fino a 100 UFC/L

Nessun intervento

Le linee guida non chiedono azioni. Si continua con i controlli programmati e con la gestione ordinaria delle temperature.

Fra 1.000 e 10.000

Sorveglianza e verifiche

Si aumenta la sorveglianza, si ripetono i controlli e si valuta l'uso dei punti che generano aerosol. In presenza di casi clinici si procede con la bonifica.

Oltre 10.000

Decontaminazione

Le linee guida chiedono di intervenire subito, con shock termico o iperclorazione, e di riverificare con nuovi campionamenti.

Un solo campione non racconta l'impianto. Il punto di prelievo conta quanto il risultato: un ramo poco usato e la mandata dell'accumulo danno numeri diversi, ed è da quella differenza che si capisce dove sta il problema.

Dove si guarda

Il batterio non sta nell'acqua: sta nelle superfici che l'acqua tocca.

Si annida nel biofilm, la patina che si forma dentro le tubazioni, e lì trova riparo. Per questo gli impianti più a rischio non sono i più sporchi: sono i più complicati e i meno usati.

I punti che si controllano

  • Accumuli e bollitori — temperatura reale, non quella impostata
  • Rami morti e tratti poco utilizzati, dove l'acqua resta ferma
  • Reti di ricircolo che non ricircolano come dovrebbero
  • Soffioni, rompigetto e punti che generano aerosol
  • Serbatoi, autoclavi e riserve idriche
  • Torri evaporative e impianti di climatizzazione ad acqua

Le strutture che se ne occupano

  • Alberghi, B&B e strutture ricettive
  • Residence e villaggi con più corpi di fabbrica
  • Condomini con produzione di acqua calda centralizzata
  • Palestre e impianti sportivi con spogliatoi
  • Studi e ambulatori con riuniti o apparecchi a spray
  • Attività con una rete idrica estesa e usata a intermittenza

Su questi impianti facciamo tutto il percorso, dalla prima misura al registro degli interventi:

  • Valutazione del rischio
  • Campionamenti
  • Analisi in laboratorio accreditato
  • Bonifica
  • Trattamento in continuo
  • Controllo delle temperature
  • Documentazione e registro
  • Formazione del personale
Flussaggio di una tubazione dopo una bonifica: dal rubinetto esce acqua carica di deposito

Flussaggio dopo una bonifica. Quello che esce è il deposito staccato dalle tubazioni: si continua finché l'acqua non torna limpida.

Un impianto si giudica dalle temperature che ha, non da quelle impostate sulla centralina.

Come funziona

Come lavoriamo, passo per passo.

01

Si guarda l'impianto

Sopralluogo e valutazione del rischio: com'è fatta la rete, dove sono gli accumuli, quali rami restano fermi, che temperature ci sono davvero ai punti di erogazione.

02

Si campiona e si analizza

I prelievi li facciamo noi, nei punti che contano. L'analisi la esegue un laboratorio accreditato, e il rapporto di prova resta alla struttura.

03

Si interviene dove serve

Secondo i risultati: correzione delle temperature, bonifica dell'impianto, eliminazione dei rami morti. Poi si ricampiona per verificare che l'intervento abbia funzionato.

04

Si tiene sotto controllo

Trattamento in continuo dove serve, controlli programmati, e il registro degli interventi aggiornato. È la parte che fa la differenza fra un impianto gestito e uno sistemato una volta.

Stazione di dosaggio con due pompe, serbatoio e tanica in vasca di contenimento

Trattamento in continuo: il disinfettante viene dosato mentre l'impianto lavora, e il prodotto sta in vasca di contenimento.

Due modi di affrontarla

La differenza fra i due approcci si vede negli anni successivi alla bonifica.

Una bonifica fatta bene riporta i valori dove devono stare. Quello che decide se ci restano è come viene gestito l'impianto nei mesi successivi.

Una bonifica e basta

  • Si interviene dopo una positività, e poi si aspetta la prossima analisi
  • Le temperature tornano come prima nel giro di qualche settimana
  • I rami poco usati restano fermi, e il biofilm si riforma
  • Nessuna traccia scritta di cosa è stato fatto e quando

Un impianto seguito

  • Controlli programmati, con i punti di prelievo sempre gli stessi
  • Temperature verificate, non solo impostate
  • Trattamento in continuo dove la rete lo richiede
  • Registro aggiornato: cosa è stato fatto, quando e con quali risultati

Dopo una bonifica comincia il periodo dei controlli.

Domande frequenti

Quello che ci chiedono più spesso.

La valutazione del rischio è obbligatoria?

Le linee guida nazionali la indicano come il punto di partenza per le strutture con reti idriche estese — ricettive, sanitarie, sportive — e nei luoghi di lavoro il tema rientra fra quelli che il datore di lavoro considera nella valutazione dei rischi.

Al di là di come la si inquadra, è semplicemente il primo passo utile: senza sapere com'è fatto l'impianto e che temperature ha, qualsiasi intervento è fatto alla cieca.

Le analisi le fate voi?

Il campionamento sì: lo fa un nostro tecnico, nei punti giusti e con le modalità corrette, perché un prelievo fatto male dà un numero che non serve a niente.

L'analisi la esegue un laboratorio accreditato con cui lavoriamo. È una scelta: un rapporto di prova di un laboratorio terzo ha un valore che un'analisi fatta in casa non avrebbe, e resta alla struttura.

Quanto dura una bonifica e la struttura deve chiudere?

Dipende dalla dimensione della rete e dal metodo. Si concorda prima, e si cerca sempre di lavorare nelle fasce in cui la struttura è meno carica — una cosa che in una struttura ricettiva fa la differenza fra un intervento gestibile e uno che costa più del problema.

Durante il trattamento i punti di erogazione interessati non si usano. I tempi e le modalità li mettiamo per iscritto prima di cominciare.

Dopo la bonifica siamo a posto?

Siete a posto in quel momento, e lo dicono i campionamenti di verifica. La Legionella però è ambientale: l'acqua di rete la riporta dentro, e se le condizioni tornano favorevoli ricomincia a moltiplicarsi.

Per questo il percorso non finisce con la bonifica. Si continua con il controllo delle temperature, i campionamenti programmati e, dove la rete lo richiede, un trattamento in continuo.

Che differenza c'è fra shock termico e trattamento in continuo?

Lo shock termico è un intervento: si porta l'acqua a temperatura elevata e si fanno scorrere tutti i punti di erogazione per un tempo definito. Risolve la situazione del momento.

Il trattamento in continuo è una condizione permanente: un dosaggio costante mentre l'impianto lavora, che mantiene l'acqua in condizioni sfavorevoli al batterio. Si valuta sull'impianto, perché non tutte le reti lo richiedono.

Serve anche in un condominio?

Dipende da com'è fatto l'impianto. In un condominio con produzione centralizzata di acqua calda, accumuli grandi e ricircolo, le condizioni sono quelle di una struttura ricettiva piccola. Dove invece ogni appartamento ha la sua caldaia, la rete è molto più corta e il discorso cambia.

Il sopralluogo serve proprio a questo: capire in quale dei due casi vi trovate.

Quanto costa?

Dipende dalla rete: quanti punti di erogazione, quanti accumuli, quanti campioni servono per avere un quadro attendibile. Un B&B con sei camere e un residence con duecento appartamenti non sono lo stesso lavoro.

Dopo il sopralluogo il preventivo è scritto, con il numero di campioni, gli interventi previsti e il programma dei controlli.

Parliamone

Dicci com'è fatto l'impianto, e ti diciamo da dove conviene partire.

Tipo di struttura, quante camere o unità, se c'è un accumulo centralizzato e un ricircolo. Con questi dati si capisce già se serve una valutazione completa o se basta cominciare dalle temperature.

Antibo S.r.l. — Prevenzione e controllo della Legionella

SedeVia G. Paisiello 29, Palermo
Telefono091 204874
Emailinfo@antibo.it
Zone servitePalermo e provincia
AnalisiLaboratorio accreditato
Impianti idrico-sanitari dal1971
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